Piazza Grande contro le mafie

Caro Nicola,
il discorso politico è la prima azione politica e la scelta delle parole la prima responsabilità di chi fa politica.
Ho meditato sulla tua riflessione pubblicata da Repubblica Domenica e voglio ringraziarti proprio per le parole che hai deciso di mettere al centro del ragionamento, almeno così mi è sembrato: dignità e responsabilità.
A proposito della “dignità” scrivi: “Ogni persona ha in se’ una dignità e una sacralità che esige rispetto, non possiamo permettere uno scambio tra sostegno materiale e dignità delle persone, ci vuole grazia quando ci si avvicina al dolore delle persone”
A proposito della “responsabilità” chiudi con le parole di Martin Luther King: “può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla”
Due assi cartesiani attorno ai quali stanno tutte le altre affermazioni. Anche quelle che in uno spazio ridotto come può esserlo l’articolo su Repubblica, non vengono esplicitate. Conosco il tuo impegno per la legalità e per il contrasto alla criminalità organizzata e credo che sarai d’accordo nel ritenere mafie e corruzione una delle zavorre più insopportabili della società italiana. L’economia giusta che tu evochi è anche una economia liberata da mafiosi e corrotti. Dignità è anche quella delle tante persone per bene che la mafia nel nostro Paese ha ammazzato e dei loro familiari che sono rimasti a cercare, con lo Stato, verità e giustizia. La tua sfida politica arriva in una stagione nella quale da un lato ci misuriamo quotidianamente con una mafia “di strada”, non perché si occupi soltanto di droga ed estorsioni, ma perché capace di controllare il territorio nella sua materialità ineludibile e brutale, cioè di fare paura. Dall’altra ci misuriamo con alcune sentenze e con alcuni processi aperti che ci costringono a fare i conti con quell’abbraccio osceno tra potere politico altolocato e mafie, ci aiutano a ricordare la lezione di Pio La Torre: “la mafia è il crimine delle classi dirigenti”. Ci misuriamo, Nicola, con il più alto numero di giornalisti minacciati e per questo tutelati dallo Stato, registrato in un Paese occidentale: a cercare la verità si rischia ancora la vita in Italia.
Nel PD e attorno al PD ci sono la cultura e le persone capaci di continuare la lotta che fu di Piersanti Mattarella e di Pio La Torre, ma anche persone che per come gestiscono tessere e consenso non sembrano centrare un granchè con quelle storie.
La sfida che hai lanciato e che merita di essere sostenuta, si confronterà anche con questo ne sono certo, così come sono convinto che dallo sforzo messo su questo punto dipenderà non soltanto l’esito della sfida ma anche la sua qualità.
Forza & Coraggio!

Davide Mattiello
Deputato PD XVII Legislatura
Presidente della Fondazione Benvenuti in Italia

 

Caro Davide

Ti ringrazio per lettera ricca di suggestioni importanti che mi hai inviato. Nelle tue parole avverto una grande sintonia con la mia proposta politica che ha l’obiettivo di generare impegno e corresponsabilità nella definizione di percorsi nuovi in grado di affermare orizzonti di giustizia sociale. L’economia giusta di cui parlo contiene questo afflato che è anche sfida di legalità e lotta alle mafie che deve tornare essere una priorità dell’azione politica. E’ proprio per questo che a Piazza Grande abbiamo chiesto al prof. Nando Dalla Chiesa di svolgere la lezione “Se la mafia è un movimento. Suggerimenti per un Paese senza bussola”

Una priorità della nostra azione politica come dici tu nella lettera nel nome di Pio La Torre e Piersanti Mattarella che hanno pagato con la vita il loro agire politico contro la mafia. E non possiamo dimenticare le oltre 900 vittime innocenti di mafie, magistrati, forze di polizia, giornalisti, sindacalisti che solo per aver fatto il proprio dovere sono stati uccisi dalle mafie. Memoria e Impegno come ci ha insegnato in questi anni don Luigi Ciotti

Una nuova strategia di contrasto deve concentrarsi sulle aree di “vulnerabilità” del sistema, nei diversi ambiti della vita economica, sociale e istituzionale chiamando a raccolta i saperi nelle Università, nelle scuole, nel giornalismo, nei Centri di Ricerca, nel corpi intermedi, nella Pubblica Amministrazione.

Negli ultimi trent’anni, lo Stato italiano si è dotato di una legislazione antimafia efficace e invidiabile  che è servita grazie ai magistrati e alle forze di polizia  a sconfiggere la strategia stragista e ad  a indebolire fortemente  l’ala violenta e militare delle organizzazioni mafiose. Chiediamo al Governo e a tutte le forze politiche una moratoria dell’azione legislativa contro le mafie. Facciamo piuttosto funzionare al meglio l’impianto normativo esistente con maggiori risorse per gli investigatori

A questo proposito faccio un appello al ministro Salvini  affinché ritiri  la proposta contenuta nel decreto sicurezza che prevede la possibilità di estendere la vendita dei  beni confiscati ai privati attraverso il meccanismo delle aste pubbliche. Ma come si fa a sottovalutare il rischio che a partecipare all’asta siano, in alcune aree del Paese solo loro,  i prestanomi dei clan ai quali sono stati sottratti i beni confiscati? Una norma pericolosa che tradisce lo spirito di una legge, la 109 del 96 che fu approvata sulla spinta di un milione di firme che Libera consegnò al Parlamento. Una legge che tra tante criticità ha prodotto oltre settecento esperienze  diventate palestre di democrazia, occasione di lavoro vero, pulito, di accoglienza per le persone fragili e in difficoltà, di formazione e impegno, segni di speranza in territori che la speranza avevano perso, dimostrazioni che la ribellione alle mafie è possibile se tutti,cittadini e amministratori, associazioni e istituzioni, politica ed economia, mondo laico e religioso,  ci assumiamo le responsabilità del bene comune.

Rifiutiamo con forza l’idea dell’invincibilità delle mafie.

L’evidenza dei molteplici nessi tra mafia ed economia, nell’evoluzione del capitalismo finanziario, rende oggi ancora più urgente concepire la lotta alla mafia come un impegno per lo sviluppo sociale ed economico, equilibrato e sostenibile. Ci sarà una ragione se le mafie penetrano più facilmente nei settori più arretrati e meno evoluti dell’economia. E allora, che cosa di più forte si può fare se non far evolvere le nostre economie in direzione dell’innovazione?

Occorre prestare particolare attenzione al rapporto tra mafie e corruzione. Le nuove mafie agiscono attraverso gli strumenti corruttivi e con il supporto di figure che vanno dal “facilitatore” professionale  al funzionario pubblico a libro paga di potentati economici e mafiosi

L’ideologia della fine dello Stato i processi di crescente personalizzazione della politica, alimentati dalla denigrazione degli apparati amministrativi e dallo svilimento delle organizzazioni intermedie, hanno contribuito a rendere vulnerabili le istituzioni e ad esporre politici e amministratori, a livello centrale e locale, al ricatto dei portatori di interessi. E qui vorrei ricordare i tanti amministratori locali che svolgono con rigore il proprio compito per la legalità e inviare un abbraccio solidale alle centinaia di amministratori che hanno ricevuto minacce e intimidazioni come ci racconta l’associazione Avviso Pubblico nel suo rapporto annuale

La sfida è di ridurre e chiudere i “varchi” nella vita istituzionale, economica e sociale attraverso cui le mafie al sud come al centro nord si insinuano

Papa Francesco  in un’udienza di fronte alla Commissione parlamentare Antimafia ha detto parole illuminanti che facciamo nostre  “lottare contro le mafie significa non solo reprimere. Significa anche bonificare, trasformare, costruire”. E poi rivolgendosi alla politica ha continuato “La politica autentica, quella che riconosciamo come una forma eminente di carità, opera per assicurare un futuro di speranza e promuovere la dignità di ognuno. E proprio per questo sente la lotta alle mafie come una sua priorità, in quanto esse rubano il bene comune, togliendo speranza e dignità alle persone”.

 

Nicola Zingaretti